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STATISTICHE | INFORTUNI SUL LAVORO

SERVIZIO TGR FVG  10.09.2018
Sono aumentati in FVG gli infortuni sul lavoro, e Pordenone guida questa scomoda graduatoria. I dati si riferiscono ai primi 7 mesi dell’anno in corso e sono stati diffusi dall’Anmil. A livello nazionale si registra invece una contenuta discesa.

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Sono aumentati in FVG gli infortuni sul lavoro, e Pordenone guida questa scomoda graduatoria. I dati si riferiscono ai primi 7 mesi dell'anno in corso e sono stati diffusi dall'Anmil. A livello nazionale si registra invece una contenuta discesa.Gianpaolo Mauro

Pubblicato da Tgr Rai FVG su Lunedì 10 settembre 2018

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Comunicazione obbligatoria all’INAIL degli infortuni con prognosi di almeno un giorno, escluso quello dell’evento

Dal 12 ottobre 2017, per tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, e per i loro intermediari scatta l’obbligo di comunicare in via telematica all’Inail – e per il suo tramite al Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp) – i dati relativi agli infortuni dei lavoratori – subordinati, autonomi o a essi equiparati – che comportano l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

Come precisato nella circolare Inail n. 42 del 12 ottobre 2017, la segnalazione all’Istituto – a fini statistici e informativi – deve essere effettuata entro 48 ore dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico. Il mancato rispetto dei termini previsti determina l’applicazione di una sanzione amministrativa.

Se la prognosi riportata sul primo certificato medico è superiore a tre giorni, per il datore di lavoro assicurato all’Inail resta invece l’obbligo di presentare la denuncia di infortunio. In questo caso l’obbligo della comunicazione dell’infortunio all’Istituto è assolto per mezzo della denuncia.

Circolare n. 42 del 12 ottobre 2017

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Rapporto Annuale Inail 2016

Rapporto Annuale Inail 2016: leggera diminuzione delle le morti bianche, aumentano le malattie professionali.

Sul posto di lavoro si muore meno che nel 2015, ma ci ammala di più.

A certificarlo è l’Inail, con la relazione annuale 2016 contenente le indicazioni relative all’andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in Italia, i dati di bilancio dell’Istituto e i risultati più rilevanti conseguiti sul fronte degli investimenti e delle politiche in materia di cura, riabilitazione e reinserimento e delle attività e dei piani di ricerca.

In totale le denunce per infortunio arrivate all’Istituto che assicura i lavoratori, sono state poco meno di 642mila, con un aumento leggero sul 2015 (lo 0,66%) e una significativa discesa (meno 14%) rispetto al 2012. Certo parliamo di infortuni denunciati da soggetti assicurati all’ente. Chi lavora al nero in queste tabelle non è detto che ci sia.

Le denunce per morti bianche sono state 1.104, in discesa sul 2015 che ne ha contate 1.286 (-12,7%) e anche rispetto al 2012 quando morirono sul luogo di lavoro o mentre lo raggiungevano 1.365 (-25%) occupati.

“Sebbene si tratti di una crescita di per sé apparentemente modesta, quasi marginale rispetto all’entità del fenomeno, quello che preoccupa – spiega Bettoni Presidente nazionale ANMIL – è che nella serie storica contrassegnata da saldi annuali negativi da circa 25 anni,  compare per la prima volta il segno ‘+’ ”.

In questi ultimi decenni il fenomeno infortunistico aveva mostrato una costante tendenza alla diminuzione che era iniziata già nei primi anni ’90, quando si contavano circa 1,2 milioni di infortuni e quasi 2.500 morti sul lavoro l’anno. Da allora, ogni anno, ci sono stati sempre meno infortuni e meno morti sul lavoro. Questa tendenza virtuosa si è poi ulteriormente e particolarmente accentuata a partire dal 2008 per protrarsi, con ritmi molto intensi, fino a qualche anno fa. Sono gli anni in cui il Paese ha attraversato una profonda crisi economica e al favorevole trend infortunistico già in atto si è sommato il calo della produzione e del monte-lavoro (sia in termini di occupati che di ore lavorate) che ha comportato una parallela contrazione dell’esposizione al rischio e quindi degli infortuni stessi.

Un balzo significativo lo fanno invece le malattie professionali , con ben 60mila denunce, 1.300 in più rispetto all’anno precedente, ma ben il 30% in più sul 2012. Un dato allarmante anche perché la maggior parte di chi si ammala lavorando viene colpito da malattie che riguardano il sistema osteomuscolare, ossa e muscoli. Una diagnosi che forse riflette anche l’età elevata della forza lavoro italiana.

Un dato 60mila, che si riferisce alle denunce, non agli ammalati, che sono 45mila, almeno quelli già  accertati. E c’e ancora chi si ammala a causa dell’amianto, polvere micidiale che colpisce i polmoni tant’è che nel 2016 si contano 1.400 persone colpite da queste patologie. Scende anche il numero di lavoratori con malattia professionale morti nel 2016: sono stati 1.297, il 32,2% in meno sul 2012.  E a uccidere per ben 357 volte é stato ancora l’amianto.